L’ultimo post dell’anno

Con l’ultimo post del 2017 vorrei tirare le fila dell’anno appena passato. Quest’estate avevo già fatto un bilancio parziale, un bilancino, dopo pochi mesi dall’apertura del blog, ma ora è il momento di fare sul serio.

Snoop Dogg

Che sono diventata freelance ve l’ho già raccontato, ma nel frattempo ho pure cambiato taglio di capelli e per i primi mesi del 2018 è in programma anche un trasloco (ma non voglio dire dove fino a quando non sarà ufficiale, perché a essere scaramantici non si sbaglia mai).

Cosa mi lascio alle spalle di questo 2017? 


È stato un anno densissimo di eventi, di persone, di studio, di cadute e risalite. Ma è stato anche un anno di conferme e nuove certezze, e cose belle di cui ho voluto circondarmi il più possibile. Perché un anno fa presto a scappare via, ed è meglio cercare di non sprecarlo.

Quindi, ecco il mio bilancio dell’anno appena passato.

Mappa di viaggio

Ho fatto due viaggi importanti, uno che rimandavo da anni (tornare a Londra) e l’altro, in una città scelta un po’ a caso e di una bellezza sorprendente (Vilnius). È stato anche l’anno in cui sono tornata di più a Venezia, nonostante il rimpianto di un Festival del cinema mancato.

Libro e caffè
Finalmente ho ricominciato a leggere, soprattutto in questi ultimi mesi, ma anche durante una varicella che mi ha sorpresa in primavera e nella scorsa, torrida, estate.

Tanti, ancora, compongono la mia biblioteca dei libri non letti, altrettanti sono ancora in wishlist, ma quelli che sono riuscita a finire sono:

Televisione vintage

Sono state decine le serie tv che ho divorato e di cui ho spesso avuto qualcosa da dire. Ma me ne sono piaciute altrettante, anche se non ne ho (ancora) parlato: Mindhunter, Dark, Big little lies, She’s gotta have it, Master of None, Santa Clarita Diet, Suburra

Secondo l’app del mio telefono dove ne tango traccia, finora ho passato più di due mesi della mia vita guardando serie tv.

C3PO Star Wars
I film visti quest’anno forse sono stati troppo pochi.
Ce ne sono alcuni che ho voluto a tutti i costi vedere in sala e che mi resteranno nel cuore: Logan, La La Land, Baby Driver, Dunkirk e, naturalmente, Star Wars – Gli ultimi Jedi.
E poi ci sono stati Jackie, Okjia, Blade Runner 2049, Arrival e l’ultimo, Wonder Wheel, visto qualche giorno fa in un cinema semi vuoto in un pomeriggio di pioggia.

Cuffie e vinili

È stato anche un anno di musica. Mi ha accompagnata non solamente dal vivo (Mac DeMarco, Ennio Morricone, i Jamiroquai), ma anche attraverso le serie tv e i film con una colonna sonora perfetta: The Get Down, Big Little Lies, She’s Gotta Have it, American Gods, La La Land e Babydriver.

E, last but not least, sono stati tanti anche gli album usciti nel 2017 che hanno scandito il passare dei mesi. Ve li lascio qui come ultimo pensiero, se avete voglia di finire l’anno con qualcosa di bello.



Se l’anno che sta per finire è stato per me un momento di semina, in cui ho messo le fondamenta, il mio augurio per il 2018 è che diventi quello della crescita e della costruzione. Buon nuovo inizio a tutti.

Ciak cinema

Altri sei profili Instagram per amanti del cinema

Quest’estate, disperata come sempre per il solo fatto che fosse estate, ho scritto un post per tutti gli amanti del cinema che in quel periodo soffrivano con me per la mancanza di una programmazione decente in sala: Nove profili Instagram per amanti del cinema.

Nel frattempo la programmazione è ripartita, ho ricominciato a frequentare i cinema, ma soffro per il motivo complementare e opposto: i troppi film che escono in contemporanea.
Per non pensare allora al fatto che ne vedrò solo la metà di quelli che vorrei, ho preparato la seconda lista di profili Instagram per appassionati. Enjoy.

Accidentally Wes Anderson
Ecco, per caso, compare Wes Anderson, in un vagone di un treno, una villa antica, l’atrio di un hotel. Questo bellissimo account raccoglie tutti i luoghi del mondo (e le loro incredibili storie) che sembrano usciti da un film del regista e illuminati dalla sua fotografia dai colori pastello.

 

 

Mario Oscar Gabriele
Un piccolo account di un illustratore che ama parecchio i film Disney, e trasforma gli attori in personaggi che sembrano usciti da Mulan o dai fumetti di Paperino.

 

 

Shelf Heroes
Una fanzine indipendente (quella che si è inventata Ticket PLZ, profilo di cui avevo parlato nello scorso post) di illustrazione dedicata al cinema. Ogni artista coinvolto illustra un film che inizia con la lettera dell’alfabeto dell’edizione in corso del magazine.

 

 

The Smallest Boy
Questo artista realizza piccole miniature di carta tagliate al laser e poi montate a mano che ricreano i classici del cinema. Hitchcock e Kubrick sono i suoi i preferiti.

 

 

Script to screen
Questo è forse il mio account preferito del momento. Chi lo gestisce ha montato dei brevi video di numerose scene di film con la sceneggiatura corrispondente che scorre in basso.
Per aspiranti sceneggiatori o malati di mente come me.

 

 

Phil Grishayev
Phil, un produttore di Los Angeles, fa una cosa che tutti i fanatici di cinema prima o poi vorrebbero fare: ritorna sui luoghi dove sono state girate le scene dei suoi preferiti e si fa fotografare all’incirca come i protagonisti. La riuscita delle foto non è meravigliosa, ma il profilo è divertente ed è una buona mappa per organizzare tour a tema.

 

 

Nella prossima puntata, vi elencherò i miei account preferiti di attori e registi (qualcuno più gossipparo, qualche altro, invece, per il talento nel fare le foto).

Un menu a base di film e serie tv

Da film e serie tv al cibo: ecco una scorpacciata di titoli

 

Come sarebbe una cena con i migliori piatti veneti a tema cinema e tv? Il menu ve lo abbiamo preparato noi: dagli antipasti fino al dopo cena, ecco come abbinare ogni portata a un film o una serie tv.

Pronti a mettervi a tavola con noi?

STREET FOOD
Quella di “mangiare per strada” è ormai diventata una moda, che in Veneto affonda le sue radici nella tradizione culinaria della regione. Che cosa guardare se vi viene voglia di un’ottima frittura o di un succulento hamburger?

Film

Il Big Kahuna Burger di Quentin Tarantino è un hamburger ormai mitico, preparato nella catena di fast food di ispirazione hawaiana che compare in alcuni film del re dello splatter. Il più famoso è quello che Jules (Samuel L. Jackson) addenta in Pulp Fiction.
Talmente famoso che qualcuno ne ha anche copiato la ricetta.

Serie Tv
Quale fast food è più famoso di Los Pollo Hermanos di Breaking Bad? D’accordo, era solo una copertura per il proprietario Gus Fring per il riciclaggio di denaro, ma chi non avrebbe voluto assaggiare quelle succulente alette di pollo fritte?
Se invece preferite una bella frittura di pesce, potete farvi una maratona di Gomorra, dove la trovate in una delle scene simbolo della prima stagione, resa celebre anche dal gruppo comico napoletano The Jackal.


LA ZUCCA
La zucca è la regina dell’autunno, e su Sgaialand avete l’imbarazzo della scelta delle ricette che la vedono protagonista. Anche se Halloween è già passato, la zucca non può che farci venire in mente una delle feste più americane che ci siano.

Film

Il film migliore da rivedere in questo periodo dell’anno è The Nightmare Before Christmas, capolavoro di animazione dark di Tim Burton.
Il protagonista, Jack Skeletron, dal Paese di Halloween viene catapultato nel mondo reale e decide di sostituire Babbo Natale con effetti disastrosi, ed è un personaggio ormai mitico.
La sua Ballata delle Zucche è un classico di Halloween.

Serie Tv
La serie tv di cui i fan aspettavano la seconda stagione da più di un anno è Stranger Things, un cult per gli amanti del cinema e delle atmosfere degli Anni Ottanta.
Siamo nel 1984 e la città di Hawkins sembra essere uscita dalla minaccia del Sottosopra (una dimensione parallela e malefica del mondo reale, dove nella prima stagione era scomparso Will, uno dei ragazzini protagonisti). Ma a un anno dalla sparizione, ricominciano degli eventi inspiegabili, come una strana malattia che sta distruggendo tutte le zucche.

I PRIMI PIATTI DI PASTA 
Paola Da Re è una padovana emigrata a Los Angeles, dove ha aperto Pasta Sisters, catering d’eccellenza che propone primi piatti e pasta fresca, e fa impazzire anche le star. Come resistere a un piatto di carbonara fumante?

Film
In Big Night, film di Stanley Tucci del 1996, due cuochi italiani emigrati negli Stati Uniti hanno aperto un ristorante in un paesino sulla Costa Est, ma gli affari non vanno bene.
La grande serata del titolo è quella in cui sembra debba arrivare un famoso cantante italiano a cena da loro. Una divertente commedia degli equivoci da recuperare.

Serie Tv
Master of None è un serie tv in cui il genio della comicità Aziz Ansari (già visto in Parks and Recreations) racconta la generazione dei trentenni senza fare sconti a nessuno.
La seconda stagione è girata in gran parte in Italia, ed è un atto d’amore per il nostro Paese, la sua musica, il suo cinema, e la sua cucina (i protagonisti vanno anche a cena all’Osteria Francescana di Massimo Bottura).

L’articolo completo è su Sgaialand Magazine.

A normal heart

Non riguardo volentieri né i film né tantomeno le serie tv che ho già visto, a parte alcune illustri eccezioni (Sherlock e F.R.I.E.N.D.S. su tutti).
È perché ho l’ansia di non avere abbastanza tempo per vedere tutto quello che ho ancora in lista e mi sembra di perdere tempo.

Ma c’è un film che ho trovato adorabile dal primo momento e se lo danno in tv lo rivedo sempre volentieri. È “I ragazzi stanno bene”, il film che mi ha fatto scoprire Mark Ruffalo, che nel giro di un altro paio di pellicole è diventato uno dei miei attori preferiti.

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Sto scrivendo dopo aver visto il chiassoso e pesantissimo Thor Ragnarok, da cui sono uscita confusa e stordita.

Qualcuno conosce già la mia passione per i film Marvel, quindi mi sentivo quasi in dovere di vedere anche questo. 
Questo non mi è piaciuto, mi è sembrata un’accozzaglia di cose confusionarie messe insieme solo per stupire e per esaurire il budget.

Ho aspettato per tutto il film il momento in cui sarebbe comparso il Bruce Banner di Ruffalo, ma è stata una grossa delusione: lo hanno fatto diventare un cretino, impaurito e sbeffeggiato perché non ha nient’altro da offrire alla causa di Thor che sette dottorati del tutto inutili.

Perché mi avete fatto questo?

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Ho sempre pensato che il povero Mark, nel suo essere per niente cool, per niente maudit, fosse un attore sottovalutato da Hollywood.
Eppure, è scrupoloso e di grande talento, tanto da aver dato al suo Hulk (almeno fino a questo schifo di Ragnarok) un’umanità e una profondità tale da averlo reso il più interessante di tutti i supereroi del gruppo, in mezzo a quella giravolta di bicipiti e armature e figaggine sparsa.

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È bravo, ragazzi, è davvero bravo. Dategli qualsiasi ruolo e lui si darà al pubblico con generosità.

Oltre alla saga degli Avengers, riguardatelo in Zodiac, in Shutter Island, in Now You See Me (che è un filmetto senza arte né parte, ma Ruffalo riesce a creare un personaggio oscuro e inaspettato che vale la pena vedere), in Foxcatcher, nel commovente The Normal Heart, ma soprattutto, nel bellissimo Spotlight. Questi sono solo i miei preferiti, ma la sua filmografia è vastissima, nonostante sia quasi sempre tenuto all’ombra di altri più famosi di lui.

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Ogni anno io mi chiedo perché quest’uomo non abbia ancora ricevuto un Oscar. Perché non riescono a farlo uscire definitivamente da questi personaggi spalla e a dargliene uno in primo piano? Perché non riescono a proporgli un ruolo importante e la fama che si meriterebbe?

Qualcuno gli regali una seconda vita, in fondo non sarebbe il primo: pensate a cosa è successo a J.K. Simmons, che è diventato famoso solo a 60 anni dopo il successo di Whiplash.

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Vi do anche un consiglio che rallegrerà le vostre giornate: seguitelo sul suo profilo Instagram. È tutto il contrario del figone hollywoodiano.
È un papà tenerissimo e ha letteralmente una cotta adolescenziale per la moglie. È molto attivo e schierato a favore di numerose campagne sociali, per cui scende in piazza un giorno sì e l’altro pure.

Ha anche combinato un casino alla prima di Thor Ragnarok, dove si è messo a fare delle stories su Instagram, dimenticandosi però di spegnerle quando è partito il film, e ha fatto sentire in anteprima mondiale i primi dieci minuti del film. Insomma, una figura di merda che avrebbe potuto fare chiunque di noi.

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Ed è questo suo essere così assurdamente normale che mi piace di Ruffalo e che mi fa venire voglia di andarmi a bere una birra con lui e farci due chiacchiere.

Mentre attendo che qualche produttore colga il mio appello e lo scritturi per il ruolo che lo farà vincere l’Oscar, mi consolo sapendo che qualcun altro lo ama come lo amo io e ha fatto questa classifica delle volte in cui Mark Ruffalo è stato troppo adorabile per essere di questo mondo.

Dimmi dove vai e ti dirò quale film e serie guardare

Ho raccolto alcuni luoghi raccontati nel magazine di Sgaialand e ho abbinato un film e una serie tv sulla base del tema del viaggio.
Ecco un estratto del pezzo.

La Terra delle Meraviglie offre scorci inaspettati e sorprese incantevoli per tutti i gusti e le passioni. Volete sapere quali sono le serie tv e i film perfetti per voi sulla base dei vostri luoghi preferiti? Scoprite quale film e serie guardare!

Dimmi dove vai e ti dirò chi sei…”: quante volte abbiamo letto questo invito su giornali e siti web, che ci prometteva di raccontarci qualcosa in più su di noi sulla base dei nostri ultimi viaggi?

Ebbene, Sgaialand Magazine fa molto di più: diteci quali sono i vostri luoghi preferiti della Terra delle Meraviglie e vi suggeriremo quali film e serie guardare.
Pronti a partire per il vostro prossimo viaggio?

1. Il Vittoriale degli Italiani
La maestosa villa che fu di Gabriele D’annunzio, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, sarebbe perfetta come set per una storia fantasy, o addirittura un horror.

Film: Crimson Peak di Guillermo del Toro, 2015, con Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston e Charlie Hunnam.

Siamo nell’Inghilterra del Diciannovesimo Secolo.
Il regista messicano, genio del genere fantasy, ci porta in una casa degli orrori, gotica e fatiscente, in cui la protagonista (Mia Wasikowska), aspirante scrittrice tormentata dalla morte della madre, si troverà intrappolata, succube dei suoi stessi fantasmi e del misterioso marito (Hiddleston).

Serie tv: Una serie di Sfortunati Eventi, 2017 (prima stagione, rinnovata, su Netflix), con Neil Patrick Harris, Patrick Warburton, Malina Weissman e Louis Hynes.

Tratto dalla serie di romanzi di Lemony Snicket, la serie racconta le sfortunate avventure dei tre fratelli Baudelaire, orfani e vittime del temibile Conte Olaf, che fa di tutto per ereditare la loro fortuna.
Neil Patrick Harris, che è stato l’indimenticabile Barney di How I Met your Mother, qui dà prova del suo talento camaleontico nelle diverse trasformazioni del Conte Olaf.

2. Le Ville Palladiane
La terra delle Meraviglie è costellate da ville maestose, opera di uno dei più grandi architetti della Storia. Queste ville erano la residenza delle famiglie nobili dell’epoca, e allora la mente vola subito a serie e film in costume, vero sfoggio di ricchezza e opulenza.

Film
: Maria Antonietta di Sofia Coppola, 2006, con Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Judy Davis.

Un classico del genere da vedere e rivedere, una Maria Antonietta pop e con la passione per i cupcake e le scarpe (ve le ricordate le Converse All Star che sbucano nella collezione della regina?). Il sodalizio tra la Coppola e la Dunst è uno di quelli più stretti della storia del cinema, e continua fino al 2017 con L’inganno, ultimo film della regista.

Serie tv: Z, the Beginning of Everything, 2015 (una stagione, non rinnovata, su Amazon Prime Video), con Christina Ricci, David Hoflin, David Strathairn.

Altra epoca, altra icona femminile: Christina Ricci è Zelda Fitzgerald, compagna dello scrittore Francis Scott Fitzgerald, essa stessa scrittrice, icona della moda e figura spregiudicata e libera nella New York degli Anni Venti.

Extra: “Palazzi del Potere – Palladio, l’architetto del mondo”. Presentato da Magnitudo Film alla 74^ Mostra del Cinema di Venezia, è un docufilm d’arte che racconta come lo stile dell’architetto vicentino abbia fatto il giro del mondo.
Potete leggere il resto dell’articolo su Sgaialand Magazine.

 

 

I film con l’acufene

Acu… che?

L’acufene è una sensazione di ronzio o fischio che si percepisce continuamente in uno o in entrambe le orecchie.
Ecco, l’ho raccontato centinaia di volte e per la prima volta lo scrivo: anche io convivo con questo ospite, che è comparso in una giornata di dieci anni fa senza apparenti motivi e ha deciso di non andarsene più.

All’inizio è stato traumatico: che roba è, sto diventando sorda, non mi fa dormire, non mi fa studiare, non mi fa ragionare. Visite, controlli, centri specializzati: signorina, non c’è nulla da fare, si abitui e cerchi di non impazzire.

Nell’ultimo anno sono stata al cinema per due film i cui anche i protagonisti, casualmente, hanno un acufene.

Uno è Orecchie, di Alessandro Aronadio, con Daniele Parisi, Silvia D’Amico e, tra gli altri, Rocco Papaleo e Piera Degli Esposti.

L’altro è Baby Driver, di Edgar Wright, con Ansel Elgort, Kevin Spacey, Jamie Foxx, Jon Hamm, Jon Bernthal.

Entrambi i film mi sono piaciuti da subito proprio perché simpatizzavo per i loro protagonisti con cui condivido la patologia.

 

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Orecchie è una commedia italiana piuttosto grottesca, girata in bianco e nero.

Il protagonista si sveglia una mattina con un fastidioso fischio all’orecchio e con un post-it sul frigo, lasciato dalla fidanzata, dove c’è scritto che è morto il suo amico Luigi. Il problema è che lui non si ricorda di aver mai conosciuto nessun Luigi.

Inizia così una giornata all’insegna degli incontri surreali, di cui l’acufene sembra quasi la causa scatenante, il sovvertimento di tutte le leggi della normalità.

La storia è quotidiana e tenera, anche se completamente assurda (due vere perle sono il colloquio con la direttrice di un giornale interpretata da Piera Degli Esposti e l’incontro con il prete, Rocco Papaleo).

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In Baby Driver, invece, l’acufene, e il tentativo di controllarlo, scatenano rabbia e violenza.

Baby è un ragazzo che, per un grave incidente in macchina avuto da bambino, ha subito un trauma all’orecchio che è causa del fischio.

Per non impazzire, ascolta costantemente musica ad altissimo volume. Nel frattempo è costretto, per saldare un debito, a fare da autista per gruppi di criminali capeggiati da Doc (Kevin Spacey). Praticamente, il nipotino con disturbi ossessivo-compulsivi del pilota di Drive di Nicolas Winding Refn.

Baby Driver è un film d’azione stilosissimo, intelligente, saturo e pieno di citazioni e di omaggi al cinema.

E, ovviamente, tutto ruota intorno alla colonna sonora che è al centro di tutto, è studiata nel minimo dettaglio e dà il ritmo a tutte le scene.

 

Io, invece, alla fine non sono impazzita, non mi sono messa alla guida di macchine sportive né sono diventata una criminale, ma ho fatto pace con il mio rumore di fondo.
Sì, è vero, il mio silenzio è sempre un pochino disturbato, ma in fondo quale silenzio è perfetto?

Estate, andiamo

Da domani Al contrario si prenderà finalmente un po’ di ferie, ma potete continuare a seguirmi sulla pagina Facebook del blog, o sul mio profilo Instagram. Mi prendo qualche giorno per riposarmi e raccogliere le idee per la prossima stagione, la mia preferita, perché profuma di nuovi inizi e progetti.

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Quando scrivo, ci sono due cose che mi piace particolarmente fare: i bilanci e gli elenchi.
Per quanto riguarda i bilanci, dopo i primi tre mesi dal mio trasferimento virtuale in questo nuovo spazio posso dire che ho ricevuto da subito tante soddisfazioni. Piano piano sono arrivate anche le prime iscrizioni (grazie! Non me ne aspettavo così tante e costanti nel corso dei mesi), i commenti e i “mi piace”.
Queste prime interazioni mi hanno anche aiutata a indirizzare gli argomenti dei post, anche se vorrei potere aumentare un pochino quelli sui viaggi (ma questo, purtroppo, non dipende da me).

Per passare alle liste, invece, prima di partire vi lascio con quella dei mie consigli per le vacanze: cosa fare, leggere, vedere e ascoltare quando sarete in ferie.

Belle cose da vedere
Lisbona
Vilnius (prima e seconda parte)
La Biennale a Venezia
Into the Unknown a Londra
Il Museo della Follia a Salò

Belle cose da leggere
Milk and Honey di Rupi Kaur
La più amata di Teresa Ciabatti
L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia
I fumetti di Ale Giorgini

Belle cose da ascoltare
Musica per supereroi
Black Girl Power
Pop senza vergogna dei primi anni Duemila
Musica per la colazione
Canzoni della felicità

Belle serie
American Gods
Sense8
Fleabag e I love Dick
Love e Lovesick
Girls

Bei film
La saga degli X-Men
Hidden Figures
Qualcosa a scelta dalla filmografia di Adam Driver
Okja

Buona estate a tutti allora, e grazie a chi sta dimostrando il suo affetto sincero nei confronti di questo progetto e che mi fa capire ogni giorno di più che sto facendo la cosa giusta.

Il dilemma dell’onnivoro

Okja è la produzione di Netflix che è stata presentata a Cannes e che ha scatenato le polemiche di cui avevo parlato qui.

La storia è quella di un’amicizia tra la piccola Mija, una ragazzina coreana, e Okja, super maiale creato in laboratorio da una multinazionale americana, la Mirando Corporation. Le due vivono con il nonno di Mija sulla cima di una montagna in un ambiente idilliaco e incontaminato.

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Per nascondere gli esperimenti fatti per creare quello che è il cibo del futuro e che risolverà il problema della fame nel mondo (ecologico e sostenibile perché sporca poco, mangia poco, e in più è buonissimo), l’azienda finge che questi super maiali siano stati trovati casualmente in natura, e li inviano a 26 piccoli allevatori in diverse parti del mondo, per farli crescere secondo i metodi tradizionali.

Amministratore delegato della Mirando è Lucy Mirando (Tylda Swinton), un robot travestito da Barbie, con un chiaro disturbo psichiatrico per il senso di inferiorità nei confronti della sorella, e che in questo progetto dei super maiali ripone tutte le sue speranze di riscatto.

okja

Passati dieci anni, uno di questi verrà premiato come il miglior super maiale del mondo, scelto appositamente dal veterinario superstar Johnny Wilcox (un Jake Gyllenhaal talmente fastidioso da essere perfetto).

Jake

Vincerà proprio Okja, che verrà strappata a un’inconsapevole Mija con la collaborazione del nonno corrotto. Questi, infatti, alla promessa di una lauta ricompensa, non si fa dire due volte che deve consegnare il super maiale, che lei considera parte della famiglia mentre lui solo un oggetto di scambio.

Contro la multinazionale, un gruppo di animalisti che vogliono smascherarne l’inganno, ma che non sono del tutto senza macchia e senza paura, capitanati da Jack, che ha la faccia paciosa di Paul Dano.

Paul_Dano_in_Okja

Non ci sono dubbi che Okja sia un film animalista ed eco friendly.

Il super maiale è di fatto un cagnolone nel corpo di un ippopotamo, ed è studiato nei minimi dettagli per farci affezionare sin dal primo istante.

I protagonisti della multinazionale degli orrori non fanno nulla per suscitare la nostra simpatia, a partire dal veterinario Johnny Wilcox, star televisiva alcolizzata e in declino, il cui momento topico è la scena in cui, poco prima di prelevare brutalmente dei campioni di assaggio da Okja, piange disperato perché lui adora gli animali, ma anche perché non sarà lui a poterla assaggiare.

Le scene girate in laboratorio e quelle finali nel macello, anche se ci fanno intuire quasi tutto e niente è esplicito, sono crude e realistiche.

Ma il film, in realtà, non dà una risposta univoca e non si schiera in maniera incondizionata, e lascia grossi dubbi sui metodi e le convinzioni del gruppo di liberazione degli animali.

Questi si travestono da terroristi ma ci tengono ogni volta a precisare che non amano la violenza. Salvo che, al primo errore di uno di loro, Jack lo prende a cazzotti fino quasi a farlo svenire, perché i fondamenti dell’organizzazione sono sacri.

Il gruppo decide di sacrificare la povera Okja per permetterle di filmare di nascosto gli orrori del laboratorio, ma al costo di fare provare a lei stessa quegli orrori.

I buoni sono tutto tranne che degli eroi, anzi, sono più un gruppo amatoriale quasi completamente disorganizzato e talmente manichei che spesso si ricoprono di ridicolo.

Emblematico è il momento in cui uno di loro, che vuole ridurre al minimo il suo impatto ambientale e praticamente ha smesso di mangiare, quando è sul punto di svenire rifiuta persino un innocuo pomodorino, perché non sa come è stato coltivato.

In mezzo, le uniche veramente pure di tutta la storia sono la bambina e la sua migliore amica, che però appartengono a un mondo rurale e antico, una cultura del tutto diversa da quella occidentale, dove l’inglese non è arrivato, che è distante e faticosa da raggiungere, non solo per la differenza linguistica, ma anche fisicamente.

Insomma, il film sembra volerci dire che questo modello realmente rispettoso dell’ambiente e della vita, in cui l’alimentazione segue i ritmi della natura, non è replicabile nella nostra società, le cui esigenze sono eccessive per le risorse del nostro pianeta.

Il tema è delicatissimo e attuale e mi ha fatto vacillare in più momenti, e mi ha lasciata in pensiero anche nei giorni successivi. La scarsità di risorse, il sovrappopolamento, l’orrore degli allevamenti intensivi che Okja descrive in maniera surreale ma nello stesso tempo molto realistica, sono tematiche all’ordine del giorno e non possiamo permetterci di ignorarle, ma non è possibile nemmeno aderire alla causa ambientalista e animalista senza mai porci delle domande sui metodi e le reali conseguenza delle nostre azioni.