C'era una volta il West di Sergio Leone - Roberto Donati

Il commiato nostalgico alla frontiera: C’era una volta il West

Non esiste un genere cinematografico che non mi piaccia per partito preso.
Passo senza problemi dal musical ai supereroi, dalla commedia romantica ai film d’exploitation (quelli violenti, via).

Per me è forse più una questione di regista, o di attori. Se mi affeziono, li seguo ovunque vadano (cosa che spesso mi porta a vedere anche delle gran schifezze, ma questo è un altro discorso).

Il genere cinematografico per me è interessante soprattutto come oggetto di studio, più che come preferenza in senso stretto, e così lo è l’autore che dentro quello specifico genere ha immerso le mani, lo ha plasmato, se non addirittura se lo è inventato.
E quindi, non potevo tirarmi indietro di fronte alla monografia di Roberto Donati, edita da Gremese Editore, dedicata a “C’era una volta il West” di Sergio Leone, uno che di genere ne sapeva più di qualcosa .

La scena iniziale di C'era una volta il West

C’era una volta il West

Il film ha compiuto cinquant’anni nel 2018 e, diciamocelo, non invecchia mai.

Basta fare qualche nome di chi ci ha lavorato: le musiche sono di Ennio Morricone, alla sceneggiatura hanno collaborato Dario Argento e Bernardo Bertolucci, tra gli attori ci sono Claudia Cardinale, Henry Fonda, Charles Bronson, Jason Robards e Gabriele Ferzetti.

È considerato il commiato nostalgico del regista non solo a un genere di cinema di cui i suoi film sono un archetipo, il western all’italiana, ma anche a una certa idea di America, di frontiera, di eroi, che stavano lentamente mutando sull’onda del progresso, rappresentato dalle ferrovie e dai treni.

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Prima di C’era una volta il West

Roberto Donati ci accompagna, scavando capitolo dopo capitolo a livelli sempre più profondi di analisi, dentro questo West che sta cambiando nelle mani di Leone.

La cosa che mi ha colpito subito di questo volume è che dà l’idea che l’autore avesse talmente tante cose da dire da usare ogni spazio a disposizione nella pagina per aggiungere qualche considerazione: ogni nota, ogni didascalia alle immagini e riquadro di approfondimento è da spulciare per scovare ulteriori riflessioni sul film.

Ci racconta anche cosa c’è stato prima e cosa ci sarà dopo questo film, e lo sguardo che posa su questo lavoro è personale e appassionato, ma non acritico, nei confronti di un autore che conosce come le sue tasche (o la sua fondina).

L’introduzione è il diario di lui bambino che scopre il cinema di Leone.
Inizia già qui a parlare della Trilogia del dollaro, composta da Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo, necessari per capire la seconda trilogia di cui fa parte C’era una volta il West, quella definita “del tempo” o “della nostalgia”.

Questi primi tre film anticipano i temi della seconda trilogia, che lì però verranno trasformati e trasfigurati.

Donati descrive i duelli della Trilogia del dollaro come dei cartoni animati, la morte come quella nei giochi dei bambini che mimano la pistola con le dita e si rialzano un minuto dopo essere stati colpiti, e una struttura alla guardia e ladri in cui tutti vogliono essere i ladri.

Nel prologo, invece, leggiamo com’e nato il regista che conosciamo attraverso le influenze non solo del tempo in cui è cresciuto (gli Anni Trenta, il fascismo), ma anche del padre, regista di melodrammi.
Dopo una carrellata sui suoi primi film, di genere cosiddetto peplum, (colossal “storici” italiani nati negli Anni Cinquanta), entriamo nel vivo del racconto e dell’analisi di C’era una volta il West. 
Saliamo a cavallo, dunque.

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La poetica di Sergio Leone

Il marchio stilistico del regista è ben impresso nella mente di chi conosce i suoi film, come le simmetrie nelle inquadrature di Kubrick, la “faccia Spielberg” o il profilo di Hitchcock: quando i tempi di certe scene sono dilatatissimi e i primi piani strettissimi sui volti dei protagonisti, quello lì è Sergio Leone.

Il suo universo è quasi sempre un mondo arcaico che deve piegarsi all’avanzare del progresso, a cui l’uomo guarda, generalmente, con sfiducia.
Un mondo in cui il tempo scorre inesorabile e viene enfatizzato proprio dalle lunghe scene e dai lunghi silenzi dei suoi protagonisti.
Gli eroi sono individui cinici, il dollaro è più potente della colt, lo spazio è gigantesco ma allo stesso tempo claustrofobico e, ad aleggiare sopra tutto e ad accompagnare per mano ognuno dei personaggi, o forse, il personaggio principale, c’è sempre la Morte.
Per capire Sergio Leone basta forse solo questa frase estratta dal prologo del libro:

“(…) all’inizio di ogni film di Leone scatta, quasi automaticamente, anche il conto alla rovescia e la banale scritta “fine” porta con sé, inavvertite perché nascoste tra le righe, la tragedia e l’implacabile angoscia da fine dei tempi. (…) durante i suoi film si respira letteralmente aria di morte (…)” (pp. 43-44)

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Di cosa parliamo quando parliamo di West

La parte più consistente e approfondita di questo volume riguarda l’analisi delle scene chiave del film, sviscerate sulla base dei grandi temi che percorrono la narrazione (tra gli altri, quello dei ritorni, l’assenza, il silenzio, la ferrovia, il paesaggio, l’acqua, e, naturalmente, la morte).

Molto interessante, in particolare, il paragrafo L’arrivo di un treno alla stazione di Flagstone, forse il momento più simbolico del film, in cui compare il personaggio di Claudia Cardinale, l’ex prostituta Jill.
Non seguiamo, infatti, solo il suo arrivo in città, ma, simbolicamente, la sua, e la nostra, presa di consapevolezza di quello che è (ed era) il West. 
Un West che, né glorioso, né tantomeno eroico, è piuttosto:

“ (…) polveroso come d’abitudine, ma l’ampia prospettiva fotografica ne rivela la conformazione cantieristica: un West alacre e fremente, abitato e pieno di attività, ormai quasi urbano, ricco di mezzi di trasporto (…) da “sentiero selvaggio” qual è stato, sta ora iniziando a civilizzarsi.” (p. 92)

E ancora:

“(…) chiuso in se stesso e dominato dal sudore, dalla fatica e di nuovo dalla paura (…)” (p. 93).

Un West dove i personaggi stessi simboleggiano quello che è stata e quello che l’America sta diventando. Da una parte chi segue il progresso, dall’altra chi è ancorato a vecchi schemi ormai passati, e quindi destinato a estinguersi. L’ironia dei precedenti film qui diventa ancora più tagliente, le frasi pesano come macigni e non lasciano spazio ad alcuna resa dei conti.

Di questo libro non vanno saltati nemmeno Ricordi e testimonianze ed Estratti Critici, in appendice alla sezione Materiali.
Qui, per esempio, scopriamo che Bertolucci ha scritto la scena della famiglia McBain che aspetta l’arrivo di Jill, poco prima di essere trucidata, e la scelta, fortissima, di interrompere il rassicurante frinire delle cicale come presagio della tragedia. O, ancora, sempre sua l’idea (e l’insistenza per farlo accettare) di mettere al centro della storia, per la prima volta, una donna.

È nell’estratto del critico Enrico Giacovelli che, invece, leggiamo della scelta inconsueta da parte di Leone di scritturare Henry Fonda, buono per antonomasia, per interpretare il killer sadico (e aggiungo io, a cui il regista disse di tirarsi via i baffi, le basette e le lenti a contatto che si era messo il primo giorno di riprese per nascondere i suoi occhi chiari, secondo la sua idea di come doveva essere un cattivo).

Insomma, 128 pagine che però sembrano il doppio. È questo quello che succede, quando si ama tanto una materia: non si smetterebbe mai di parlarne.

C’era una volta il West di Sergio Leone, di Roberto Donati è disponibile sul sito di Gremese e anche su Amazon.

Un menu a base di film e serie tv

Da film e serie tv al cibo: ecco una scorpacciata di titoli

 

Come sarebbe una cena con i migliori piatti veneti a tema cinema e tv? Il menu ve lo abbiamo preparato noi: dagli antipasti fino al dopo cena, ecco come abbinare ogni portata a un film o una serie tv.

Pronti a mettervi a tavola con noi?

STREET FOOD
Quella di “mangiare per strada” è ormai diventata una moda, che in Veneto affonda le sue radici nella tradizione culinaria della regione. Che cosa guardare se vi viene voglia di un’ottima frittura o di un succulento hamburger?

Film

Il Big Kahuna Burger di Quentin Tarantino è un hamburger ormai mitico, preparato nella catena di fast food di ispirazione hawaiana che compare in alcuni film del re dello splatter. Il più famoso è quello che Jules (Samuel L. Jackson) addenta in Pulp Fiction.
Talmente famoso che qualcuno ne ha anche copiato la ricetta.

Serie Tv
Quale fast food è più famoso di Los Pollo Hermanos di Breaking Bad? D’accordo, era solo una copertura per il proprietario Gus Fring per il riciclaggio di denaro, ma chi non avrebbe voluto assaggiare quelle succulente alette di pollo fritte?
Se invece preferite una bella frittura di pesce, potete farvi una maratona di Gomorra, dove la trovate in una delle scene simbolo della prima stagione, resa celebre anche dal gruppo comico napoletano The Jackal.


LA ZUCCA
La zucca è la regina dell’autunno, e su Sgaialand avete l’imbarazzo della scelta delle ricette che la vedono protagonista. Anche se Halloween è già passato, la zucca non può che farci venire in mente una delle feste più americane che ci siano.

Film

Il film migliore da rivedere in questo periodo dell’anno è The Nightmare Before Christmas, capolavoro di animazione dark di Tim Burton.
Il protagonista, Jack Skeletron, dal Paese di Halloween viene catapultato nel mondo reale e decide di sostituire Babbo Natale con effetti disastrosi, ed è un personaggio ormai mitico.
La sua Ballata delle Zucche è un classico di Halloween.

Serie Tv
La serie tv di cui i fan aspettavano la seconda stagione da più di un anno è Stranger Things, un cult per gli amanti del cinema e delle atmosfere degli Anni Ottanta.
Siamo nel 1984 e la città di Hawkins sembra essere uscita dalla minaccia del Sottosopra (una dimensione parallela e malefica del mondo reale, dove nella prima stagione era scomparso Will, uno dei ragazzini protagonisti). Ma a un anno dalla sparizione, ricominciano degli eventi inspiegabili, come una strana malattia che sta distruggendo tutte le zucche.

I PRIMI PIATTI DI PASTA 
Paola Da Re è una padovana emigrata a Los Angeles, dove ha aperto Pasta Sisters, catering d’eccellenza che propone primi piatti e pasta fresca, e fa impazzire anche le star. Come resistere a un piatto di carbonara fumante?

Film
In Big Night, film di Stanley Tucci del 1996, due cuochi italiani emigrati negli Stati Uniti hanno aperto un ristorante in un paesino sulla Costa Est, ma gli affari non vanno bene.
La grande serata del titolo è quella in cui sembra debba arrivare un famoso cantante italiano a cena da loro. Una divertente commedia degli equivoci da recuperare.

Serie Tv
Master of None è un serie tv in cui il genio della comicità Aziz Ansari (già visto in Parks and Recreations) racconta la generazione dei trentenni senza fare sconti a nessuno.
La seconda stagione è girata in gran parte in Italia, ed è un atto d’amore per il nostro Paese, la sua musica, il suo cinema, e la sua cucina (i protagonisti vanno anche a cena all’Osteria Francescana di Massimo Bottura).

L’articolo completo è su Sgaialand Magazine.

Adotta un proiettore

Adotta un proiettore è una campagna di crowdfunding per il Circolo cinematografico di Oderzo (TV), e mi è piaciuta da subito perché per me vedere i film nelle piccole sale acquista un fascino in più, e farei di tutto perché non sparissero.

Qui, uno stralcio dell’intervista che ho fatto al Presidente del circolo.

Adotta un proiettore: la campagna di crowdfunding del circolo Enrico Pizzuti di Oderzo

Adottare” è un verbo che evoca subito parole come affetto, prendersi cura. Ed è proprio con affetto che Paolo Pizzuti, presidente del circolo cinematografico Enrico Pizzuti di Oderzo, ci parla della campagna Adotta un proiettore, messa in piedi per acquistare e montare un nuovo proiettore per la sala del Cinema Turroni che ospita il circolo.
Adotta un proiettore nasce da un’esigenza emersa nel 2015, dopo un importante restauro che ha coinvolto il cinema.

Il rientro in sala dopo il restauro nel 2015 ci ha riservato una bella sorpresa: la stanzetta di proiezione (e quindi il suo proiettore) non c’erano più, relegando il loro ruolo a un piccolo proiettore a soffitto. Il restauro ha allontanato il locale da un’identità prevalentemente cinematografica rendendolo perlopiù una sala polivalente.
La decisione presa in fase di restauro di non passare al digitale, adottando un video proiettore a soffitto, ci vincolato nella scelta dei titoli proposti nelle nostre rassegne: non avendo a disposizione una tecnologia DCP non ci è possibile scegliere i film in uscita, e il campo si restringe a quelli già disponibili in formato DVD o Blu-ray, pertanto cerchiamo di selezionare quelle pellicole che nel cinema comunale di Oderzo non sono mai passate.
Tornando al proiettore, quello attualmente in dotazione è un video proiettore per presentazioni, inadeguato alla fruizione cinematografica: restituisce un’immagine di scarsa luminosità, con un basso contrasto e una scarsa definizione e non ci permette di proiettare film in full HD.

Ed è allora che è nata l’idea del crowdfunding.
La campagna consiste nel coinvolgere più persone possibile a sposare la nostra causa tramite una donazione di qualsiasi importo. Con il sistema del Crowdfunding abbiamo stabilito una cifra (8000 € – che andranno a coprire anche le spese di montaggio) e una data di scadenza (il 30 novembre 2017): se entro questa data non avremo raggiunto l’obiettivo tutte le somme donate verranno restituite ai rispettivi donatori. Promuovere una raccolta fondi come questa ha una doppia funzione, in quanto ci aiuta anche a pubblicizzare l’attività del circolo e a farci conoscere nel territorio.

E proprio delle attività e del rapporto con il territorio del circolo Enrico Pizzuti che abbiamo chiacchierato con Paolo Pizzuti. “Il circolo nasce nel settembre del 1995 con il nome Circolo di cultura cinematografica Pietro Dal Monaco, in onore del vecchio proiezionista; viene formalizzata l’attività di un gruppo di volontari che nei 10 anni precedenti proponeva rassegne d’autore al cinema Turroni di Oderzo. Il circolo è iscritto all’associazione nazionale circoli cinematografici italiani (ANCCI) e conta una media di 200-250 soci iscritti all’anno.
Il consiglio direttivo del circolo cinematografico è attualmente composto da 8 persone accomunate da una grande passione e cultura cinematografica.
Dagli anni Novanta l’attività è andata fino alla chiusura per il restauro del 2007. Da qui ci siamo spostati di anno in anno in luoghi diversi per dare continuità alla proposta culturale, fino a quando la Parrocchia di Oderzo (proprietaria della sala) propone di ritornare all’interno del cinema. Per l’occasione abbiamo cambiato la denominazione del circolo, che ha preso il nome di Enrico Pizzuti, il suo presidente, scomparso nel 2014.
A settembre 2015 il circolo ha aperto ufficialmente la sua nuova stagione con l’evento Torniamo in circolo, una serata di musica, cinema e letture. Da quel momento l’associazione ha abbinato al cinema anche altre proposte culturali, dall’organizzazione di eventi speciali a numerose collaborazioni esterne.

Quali attività proponete?
Nel corso dell’anno presentiamo rassegne d’autore con presentazione e dibattito finale, quando è possibile invitiamo registi o attori. Dal 2015 abbiamo inserito proposte culturali diverse dal cinema, con un’attenzione particolare alla musica: serate di lettura scenica e musica, spezzoni di film con accompagnamento musicale d’orchestra, concerti all’aperto nei giardini del cinema.
Abbiamo creato un festival estivo dal titolo Fuori dal cinema: il nome ha un doppio significato, poiché l’evento si svolge all’aperto nel giardino a lato della sala e non riguarda direttamente il cinema. Dopo il grande successo della prima edizione del 2016, abbiamo replicato con la seconda edizione del 2017, che si è rivelata altrettanto soddisfacente in termini di presenze.
È possibile partecipare a tutte le nostre iniziative sottoscrivendo una tessera annuale al costo di 20 € che dà diritto di ingresso a tutti gli eventi senza ulteriori costi.

Qual è il vostro spettatore-tipo?
Il nostro pubblico è molto vario, dai veri amanti del cinema, ai curiosi che poi si appassionano entrando in un luogo che non è semplicemente un salotto, ma un punto di incontro e di scambio di opinioni. Abbiamo conservato un buon numero di soci trentennali guadagnando un nuovo pubblico – anche giovane – che negli ultimi due anni segue con regolarità le nostre proposte.

Qual è il vostro rapporto con il territorio e la città di Oderzo?
Da quando il circolo Enrico Pizzuti ha riaperto nel 2015 abbiamo stretto diverse collaborazioni con realtà del territorio, come associazioni giovanili e di volontariato, fondazioni culturali, biblioteche, festival locali. L’obiettivo è quello di tenere viva la rete culturale della città stabilendo relazioni virtuose.

Uno dei problemi che da anni affliggono le piccole realtà come il cinema Turroni di Oderzo è il confronto con i multisala e con le nuove forme di cinema casalingo dei servizi di streaming, che portano sempre meno persone al cinema. Abbiamo chiesto a Paolo Pizzuti se anche il loro circolo soffre di questa concorrenza.
Non ci poniamo il problema, poiché il nostro ambiente non è solamente un cinema, ma un luogo in cui si compie un rito, in cui ci si sente a casa e si ritrovano volti familiari. È vero, molte delle nostre proposte sono già disponibili in formato DVD, ma quello che offriamo noi è il valore aggiunto della cultura cinematografica che dà il cineforum. Siamo consapevoli che è una proposta di nicchia, ma incontrare ogni settimana un pubblico nutrito ed entusiasta non può che incentivarci ad andare avanti.

Quali sono le prossime attività e rassegne che avete in programma?
Il 21 ottobre apriremo la stagione con una serata inaugurale dove un’ensemble multietnica farà da colonna sonora a una serie di spezzoni di film a tema.
Il 27 ottobre avrà inizio la rassegna autunnale Cose di questo mondo, una serie di film le cui trame sono accomunate dall’assurdità e imprevedibilità della vita e e degli individui coinvolti.
L’anno prossimo, dedicheremo il mese di febbraio a quattro eventi speciali, anche questi in fase di organizzazione, mentre marzo e aprile saranno dedicati alla seconda rassegna, di nuovo composta da sei film.
Visto il successo dello scorso anno riproporremo il corso di linguaggio cinematografico Effetto cinema, che l’anno scorso ha visto la partecipazione di ben 30 iscritti.
La stagione poi si chiuderà a giugno e luglio con la terza edizione di Fuori dal cinema per la quale abbiamo già qualche idea.

E, visto che i membri del circolo Enrico Pizzuti sono stati alla Mostra del Cinema di Venezia, abbiamo salutato Paolo Pizzuti chiedendogli quali film della nuova stagione valga la pena di vedere.
Andiamo alla Biennale cinema di Venezia ogni anno, è un appuntamento imprescindibile per noi. Tra i film visti recentemente ci sentiamo di consigliare l’ultimo film di Andrea Segre “L’ordine delle cose”, che abbiamo messo in rassegna il 3 novembre e “Tutto quello che vuoi” di Francesco Bruni, due opere italiane che nelle sale hanno lasciato il segno.
La nostra rassegna del 27 ottobre sarà aperta dal film belga “Kings of the Belgians”, presentato alla Biennale Cinema 2016, un’opera divertente e intelligente che ha riscosso un ottimo successo a Venezia, ma è stata poco considerata dalle sale italiane.

Per contribuire alla campagna Adotta un proiettore è possibile fare una donazione con carta di credito tramite PayPal o con bonifico bancario direttamente sul conto del circolo (IBAN IT10W0890461860014000003027). Tutte le informazioni si possono trovare nell’area dedicata del sito del circolo.

Dimmi dove vai e ti dirò quale film e serie guardare

Ho raccolto alcuni luoghi raccontati nel magazine di Sgaialand e ho abbinato un film e una serie tv sulla base del tema del viaggio.
Ecco un estratto del pezzo.

La Terra delle Meraviglie offre scorci inaspettati e sorprese incantevoli per tutti i gusti e le passioni. Volete sapere quali sono le serie tv e i film perfetti per voi sulla base dei vostri luoghi preferiti? Scoprite quale film e serie guardare!

Dimmi dove vai e ti dirò chi sei…”: quante volte abbiamo letto questo invito su giornali e siti web, che ci prometteva di raccontarci qualcosa in più su di noi sulla base dei nostri ultimi viaggi?

Ebbene, Sgaialand Magazine fa molto di più: diteci quali sono i vostri luoghi preferiti della Terra delle Meraviglie e vi suggeriremo quali film e serie guardare.
Pronti a partire per il vostro prossimo viaggio?

1. Il Vittoriale degli Italiani
La maestosa villa che fu di Gabriele D’annunzio, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, sarebbe perfetta come set per una storia fantasy, o addirittura un horror.

Film: Crimson Peak di Guillermo del Toro, 2015, con Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston e Charlie Hunnam.

Siamo nell’Inghilterra del Diciannovesimo Secolo.
Il regista messicano, genio del genere fantasy, ci porta in una casa degli orrori, gotica e fatiscente, in cui la protagonista (Mia Wasikowska), aspirante scrittrice tormentata dalla morte della madre, si troverà intrappolata, succube dei suoi stessi fantasmi e del misterioso marito (Hiddleston).

Serie tv: Una serie di Sfortunati Eventi, 2017 (prima stagione, rinnovata, su Netflix), con Neil Patrick Harris, Patrick Warburton, Malina Weissman e Louis Hynes.

Tratto dalla serie di romanzi di Lemony Snicket, la serie racconta le sfortunate avventure dei tre fratelli Baudelaire, orfani e vittime del temibile Conte Olaf, che fa di tutto per ereditare la loro fortuna.
Neil Patrick Harris, che è stato l’indimenticabile Barney di How I Met your Mother, qui dà prova del suo talento camaleontico nelle diverse trasformazioni del Conte Olaf.

2. Le Ville Palladiane
La terra delle Meraviglie è costellate da ville maestose, opera di uno dei più grandi architetti della Storia. Queste ville erano la residenza delle famiglie nobili dell’epoca, e allora la mente vola subito a serie e film in costume, vero sfoggio di ricchezza e opulenza.

Film
: Maria Antonietta di Sofia Coppola, 2006, con Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Judy Davis.

Un classico del genere da vedere e rivedere, una Maria Antonietta pop e con la passione per i cupcake e le scarpe (ve le ricordate le Converse All Star che sbucano nella collezione della regina?). Il sodalizio tra la Coppola e la Dunst è uno di quelli più stretti della storia del cinema, e continua fino al 2017 con L’inganno, ultimo film della regista.

Serie tv: Z, the Beginning of Everything, 2015 (una stagione, non rinnovata, su Amazon Prime Video), con Christina Ricci, David Hoflin, David Strathairn.

Altra epoca, altra icona femminile: Christina Ricci è Zelda Fitzgerald, compagna dello scrittore Francis Scott Fitzgerald, essa stessa scrittrice, icona della moda e figura spregiudicata e libera nella New York degli Anni Venti.

Extra: “Palazzi del Potere – Palladio, l’architetto del mondo”. Presentato da Magnitudo Film alla 74^ Mostra del Cinema di Venezia, è un docufilm d’arte che racconta come lo stile dell’architetto vicentino abbia fatto il giro del mondo.
Potete leggere il resto dell’articolo su Sgaialand Magazine.

 

 

Le mie donne preferite della tv

Oggi ho deciso di fare un elenco delle mie serie tv preferite con un cast di sole donne.
Sulla scelta delle prime due non ho esitato: di Girls e Good Girls Revolt avevo già ampiamente parlato.
La terza è venuta da sé: Orange is the new Black è appena arrivata alla quinta stagione e ormai mi sono talmente affezionata alle detenute di Litchfield che non potevo non citarla.

Tra redazioni di giornali, carceri femminili, appartamenti newyorkesi, le protagoniste delle serie tv al femminile da recuperare quest’estate ci dimostrano come la forza e la bellezza delle donne abbiano mille sfaccettature.

L’afa non vi dà tregua, le ferie sono ancora lontane e usciti dall’ufficio avete solo voglia di buttarvi sul divano, accendere l’aria condizionata e iniziare una nuova serie tv?

Alcune delle più riuscite hanno come protagoniste delle donne straordinarie e fuori dal comune.

Ecco allora qualche consiglio da recuperare quest’estate.

Kimmy Schmidt

1. Umbreakable Kimmy Schmidt (comedy, tre stagioni su Netflix)

La storia: Kimmy è una delle quattro ragazze “talpa”, chiamate così perché tenute segregate per 15 anni da un predicatore che le ha convinte che all’esterno si stava scatenando l’Apocalisse.
Quando vengono finalmente liberate, Kimmy si ritrova a dover affrontare una nuova vita a New York, completamente impreparata ai cambiamenti degli ultimi decenni.

Perché vederla: Kimmy ha uno sguardo innocente e giocoso sul mondo che sarebbe bello riuscire ad imitare: il suo entusiasmo è spiazzante ed esilarante. E poi, il suo colore preferito è il fucsia!

Grace and Frankie

2. Grace and Frankie (comedy, quattro stagioni su Netflix)

La storia: Grace e Frankie non si sopportano: sono le mogli di due soci di lavoro e sono decisamente agli antipodi. Grace è algida e alto-borghese, i suoi capelli sono sempre impeccabili e la sua villa è una reggia. Frankie è una hippie dai lunghi capelli grigi, animalista e vegana. Le due si trovano a dover affrontare insieme la confessione dei due mariti di essere amanti da anni. Dopo le inevitabili (e spassose) difficoltà iniziali, diventeranno amiche.

Perché vederla: per capire come anche le differenze più inconciliabili possono riservare grandi sorprese e che il concetto di famiglia è molto cambiato e non può avere delle definizioni univoche. E poi per le due protagoniste, Jane Fonda e Lily Tomlin, che sono straordinarie e divertentissime.

Lena Dunham

1. GIRLS (drama, sei stagioni su HBO)

La storia: Quattro amiche a New York, quasi trentenni, alle prese con le difficoltà del lavoro, dei rapporti di amicizia e d’amore.

Perché vederla: Lena Dunham (scrittrice e protagonista della serie) è la migliore penna della sua generazione, e ne racconta il meglio e il peggio senza nessun pudore o filtro. Non aspettatevi Sex and the City, ma piuttosto il suo esatto contrario.
La sua protagonista, Hannah, ci fa capire come il corpo delle donne non ha (e non deve avere) un aspetto standard, ed il bello sta proprio nelle sue imperfezioni.

piper_chapman

3. Orange is the new black (drama, 5 stagioni su Netflix)

La storia: Piper Chapman è una biondissima ragazza di ottima famiglia che improvvisamente viene arrestata per essere stata tradita da una sua ex per un vecchio coinvolgimento in un traffico di droga, e si ritrova a dover sopravvivere all’interno del carcere federale femminile di Litchfield.
Nell’ultima stagione le detenute mettono in atto una ribellione e i ruoli tra prigionieri e aguzzini si ribaltano, con delle conseguenze inaspettate.

Perché vederla: seguire le storie delle detenute di Litchifield ci insegna che la normalità non esiste, ci fa riflettere sulla diversità, sulle differenze di razza e cultura, sulla capacità di adattamento dell’essere umano e sulle ingiustizie sociali.


Good girls revolt

2. Good girls revolt (drama, 1 stagione su Prime Video)

La storia: 1969, la redazione del giornale News of the Week è equamente divisa tra uomini e donne, ma solo a livello numerico. Le donne, infatti, non possono fare davvero le giornaliste, ma solo le ricercatrici, e si occupano di raccogliere il materiale per gli articoli che poi verranno firmati dai colleghi maschi (pagati più del doppio di loro).
Le ragazze decidono di organizzarsi e denunciare la testata.

Perché vederlo: perché non si finisce mai di lottare per i diritti delle donne, perché le giornaliste del News of the Week sono davvero delle tipe saghe, e poi, naturalmente, per la moda e la musica dei Seventies!

 

La lista potrebbe andare avanti all’infinito elencando anche le straordinarie protagoniste di serie tv non 100% al femminile: solo per citarne alcune, Daenerys Targaryen di Game of Thrones, Eleven in Stranger Things, Carrie Mathison in Homeland, o Peggy Olson in Med Man.
Sono tutte donne forti, non convenzionali e passionali che, nonostante le difficoltà, non perdono mai le speranza e la caparbietà.

Nel frattempo mi accingo a iniziare Glow, altra serie al femminile, questa volta ambientata nel mondo del wrestling degli Anni Ottanta e ideata dalle stesse menti che stanno dietro proprio a OITNB.
Le premesse ci sono tutte perché la ami: metto già in calendario il prossimo pezzo.